Gestionale aziendale in cloud. L'esperienza Limoni Spa

Limoni SpA è un’importante realtà della profumeria selettiva in Italia, che possiede una grande catena retail di settore. Da più di 60 anni la storia di Limoni è un crescendo costante: dai piccoli centri urbani ai migliori centri commerciali d’Italia, sono più di 400 le vetrine Limoni che punteggiano il Paese. Limoni è anche un’azienda innovativa che permette ai suoi clienti di mantenersi sempre aggiornati sui nuovi prodotti, di conoscere gli eventi in programma e i negozi più vicini, attraverso applicazioni mobile, e di usufruire di contenuti esclusivi attraverso i QR code.

Con l’obiettivo di ammodernare la sua rete e al contempo di ridurne i costi e aumentare i livelli disicurezza, Limoni ha adottato un software gestionale in modalità Cloud, basato su una piattaforma PaaS. Tale software interessa i processi core, come l’ERP e il supporto alla forza vendita, in modo molto pervasivo e diffuso.

L’idea pionieristica di introdurre un software ERP in Cloud in ogni punto vendita è nata a Ottobre 2011 e l’implementazione è partita prima a rilento, attraverso una base prototipale di 12 punti vendita collegati a fine 2012, per poi conoscere una rapida espansione: a inizio 2013, infatti, in 8 settimane è avvenuto il deployment della soluzione in tutti i 450 punti vendita con il coinvolgimento di oltre 2.000 utenti. L’introduzione della soluzione è avvenuta senza l’ausilio di società esterne e senza l’intervento da parte di tecnici specializzati in nessuno dei punti vendita. È stata, invece, necessaria la formazione degli utenti che hanno partecipato a sessioni di e-learning, con audio e video di supporto sviluppati internamente.

I vantaggi: costi variabili e tempestività

L’introduzione della soluzione ha permesso di variabilizzare i costi, eliminando le spese correnti per le licenze. La tariffa del servizio, concordata col fornitore, è basata sul reale consumo del servizio, il cui computo avviene mensilmente. Questa modalità di pagamento risponde appieno alle esigenze di business di Limoni, in quanto permette di avere la flessibilità tale da garantire una perfetta corrispondenza tra il numero di “licenze” e l’effettivo numero di punti vendita, per i quali si prevede un’operazione di consolidamento in grandi centri di qualità più elevata. La possibilità di ottenere la sincronizzazione e la visualizzazione in tempo reale dei dati tra i punti vendita e la sede centrale, eliminando così lo sfasamento di 24 ore, consente di monitorare l’evoluzione delle vendite, le risposte a una determinata campagna promozionale e soprattutto di sostenere nuove strategie multicanale. Lo sfruttamento delle potenzialità dei social network e della multicanalità consentirà di innovare l’ambiente fisico del punto vendita, affiancando a esso un ambiente online di e-commerce.

A fronte di questi benefici, l’introduzione del Cloud ha comportato una variazione delle competenze interne alla Direzione IT: a una riduzione di competenze di tipo tecnico è corrisposto un aumento della capacità di integrazione e orchestrazione delle differenti componenti modulari. C’è stato, inoltre, un investimento consistente sullo sviluppo di competenze di business e di sourcing (procurement e scouting).

A questo proposito, Limoni, ha riposto particolare attenzione nella selezione del fornitore. La scelta del provider è stata effettuata considerando l’affabilità dell’operatore e la possibilità di creare una soluzione ad hoc che rispondesse alle esigenze di completezza e personalizzazione dell’azienda, oltre che alle clausole contrattuali e ai livelli di servizio.

Dopo un periodo di consolidamento delle funzionalità implementate, Limoni intende ampliare il progetto attraversol’introduzione nella nuvola di ulteriori applicazioni che possano cogliere i benefici derivanti dai nuovi strumenti social e dall’integrazione tra la piattaforma di e-commerce e il mondo retail.

Tratto dal rapporto Cloud Journey: un cambiamento possibile! dell'Osservatorio Clou & ICT as a service della School of Management del Politecnico di Milano

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Aziende italiane sulle nuvole

Come viene usato il Cloud in azienda? Quali sono gli scenari concreti di utilizzo e le strategie di business nelle aziende italiane?

Sappiamo che il Cloud  si sta diffondendo presso le grandi imprese italiane, e che le PMI rimangono un po’ al palo.

Sappiamo anche che il Cloud è uno dei pochi settori ICT che mostra un segno positivo (+11% per un controvalore di 493 milioni di euro).

Ma come viene usato concretamente nelle imprese?

Le iniziative Cloud possono riguardare l’infrastruttura, orientarsi al supporto di uno o più processi o arrivare infine a cambiare il modello di business dell’impresa. Ciò può avvenire con un approccio consapevole o maturo, oppure in modo estemporaneo e opportunistico.

Diversi sono quindi gli scenari. Per cercare di fornire un quadro interpretativo, l’Osservatorio Cloud & ICT as Service del Politecnico di Milano ha sviluppato una matrice che “cataloga” le diverse iniziative di adozione Cloud in Italia secondo due dimensioni: gli ambiti dell’iniziativa (infrastruttura, applicativo, prodotti e servizi) e la maturità di adozione (bassa, media, alta).


Cinque "cluster" d'adozione
L’analisi ha permesso di individuare 5 importanti “cluster” di comportamento, che rappresentano un po’ il percorso delle imprese italiane nell’adozione del cloud: sperimentazione ICT, grandi progetti infrastrutturali, sperimentazione business driven, progetti pilota, innovazione strategica

E’ interessante notare come non ci sia un cluster che prevale sull’altro. Le aziende italiane insomma metabolizzano il Cloud ciascuna secondo le proprie necessità ed esigenze.

Vediamo più nel dettaglio le differenti strategie di adozione.

Sperimentazione ICT (13%): iniziative interne alla funzione ICT, che sperimenta soluzioni di Private Cloud o di Public Cloud con un approccio di breve periodo.
Grandi progetti infrastrutturali (21%): iniziative strategiche, orientate al cambiamento profondo delle infrastrutture esistenti, con piani di trasformazione prevalentemente pluriennale.
Sperimentazione business driven (23%): approccio che parte spesso dalle linee di business, che intraprendono un processo di cambiamento introducendo servizi orientati al supporto dei processi interni ed esterni, con una visione chiara dell’obiettivo finale, ma spesso con la mancanza di un piano formalizzato di gestione del cambiamento.
Progetti “pilota” (22%): progetti per lo più voluti dall’ICT o da una linea di business, volti a supportare i processi. Diversamente dalla sperimentazione business driven spesso sono iniziative spot, orientate per lo più a sondare possibili ambiti di utilizzo per possibili estensioni future.
Innovazione strategica (21%): in questo approccio vi è un coinvolgimento forte da parte del top management, delle linee di business e dell’ICT. I progetti sono orientati a supportare i processi interni ed esterni all’organizzazione e al cambiamento di modello di business. I piani sono pluriennali e il cambiamento viene accompagnato da piani e azioni esplicite.

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Il cloud non piace alle piccole imprese

Il cloud non sta facendo breccia fra le piccole e medie imprese italiane. Secondo le analisi dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service della School of Management del Politecnico di Milano solo il 20% delle aziende sotto i 49 dipendenti ha adottato servizi cloud, cifra che sale al 28% nel caso di organizzazioni fra 50 e 249 dipendenti.

Quello che preoccupa è che ben il 41% di queste ultime non è interessato al cloud (il 33% nel caso di aziende 10-49 addetti). Fra le aziende più piccole poi, il concetto di cloud non è così diffuso: il 35% ha detto che non lo conosce.

Da un lato quindi bisogna lavorare per diffondere le tematiche cloud presso le organizzazioni fra 10 e 49 dipendenti. Dall’altro il dato relativo alla diffusione va confrontato con un budget che per la parte cloud è in crescita (mentre si mantiene stagnante per l’ICT nel suo complesso).


Le motivazioni all’introduzione del cloud
Va da sé che la principale motivazione per cui le PMI adottano il cloud sia una maggiore efficienza della spesa IT (68% del campione).  In questa direzione rientra anche il vantaggio di poter variabilizzare i costi (citato nel 21% dei casi).

Da sottolineare tra le motivazioni principali anche l’aumento dell’efficacia e l’attivazione di nuovi processi grazie al cloud (38%) e la maggiore produttività connessa alla collaboration e alla possibilità di avere informazioni disponibili e semplici a cui accedere (37%).

Le barriere all’introduzione dei servizi cloud
Secondo le analisi del Politecnico, ci sono 3 principali barriere che frenano l’adozione del cloud fra le PMI. Il primo riguarda la complessità di integrazione con l’infrastruttura già presente in azienda (40%). A seguire la difficoltà nel quantificare costi e benefici (38%) e i problemi legati alla sicurezza e alla compliance normativa (36%).

Ci sono quindi sia barriere tecnologiche che di business. Barriere che i player di canale non riescono ad aiutare a superare. Nelle analisi appare poi evidente il limite rappresentato da architetture applicative oggi largamente basate su silos applicativi  e integrazioni di base, nelle quali l’orientamento per servizi trova ancora poco spazio.

Da notare che il lock-in sulla piattaforma è considerato come una barriera all’adozione solo nel 15% dei casi.

 

Articolo apparso su Ict4Executive

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