Donato A. Menga

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Dop e Igp, la tutela di Ebay

E' possibile tutelare il made in Italy nelle vendite online? Come si valorizzano i marchi Dop e Igp su una piattaforma di vendita come quella di Ebay? Il tema non è certamente secondario se si considera l'esplosione dei "tentativi di vendita" tramite la famosa piattaforma di aste online delle aziende italiane che, sempre più, si lanciano su questa via. Certamente una opportunità non da poco per i prodotti ma anche il rischio concreto di confusione e di dispersione nel mare magnum delle offerte. 

Per questo l'Associazione Italian dei consorzi indicazioni geografiche (Aicig) ha sottoscritto un protocollo d'intesa con il Ministero delle politiche agricole  e la stessa Ebay.

L'obiettivo è duplice: da un lato fermare i falsi e valorizzare le eccellenza. Dall'altro la promozione della conoscenza, tra gli utenti, dei prodotti di qualità del Bel Paese rafforzando la presenza commerciale delle aziende dei marchi Dop e Igp: il sistema, previsto dal protocollo, di segnalazione delle violazioni sulle norme che regolano le certificazioni di qualità e di indicazione geografica diventeranno una specie di controllo sociale digitalizzato sulle truffe e sugli abusi. 

L'occhio di questo Grande Fratello digitale contro le violazioni saranno i circa 37mila utenti del Programma di verifica dei diritti di proprietà: un sistema che consente ai titolari di diritti di proprietà intellettuale (brevetti, copyright, marchi registrati, ecc) di segnalare le violazioni: 

Tramite il Programma VeRO, il Dipartimento dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (IcqrF) del ministero delle Politiche agricole, insieme all'Aicig, si impegnano a inviare a eBay “notifiche di violazione di diritti di proprietà intellettuale in relazione alle produzioni DOP e IGP”.

eBay si impegna a rimuovere gli annunci dove vengono riscontrate violazioni relative ai prodotti Dop e Igp. Contestualmente l'Ispettorato attiva le procedure di protezione ex officio dei prodotti su tutto il territorio dell'Unione europea per il blocco della commercializzazione dei prodotti rilevati.

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Basilicata: 22mln di euro per la banda ultralarga

L'innovazione della PA, passa necessariamente dalla disponibilità di una banda larga efficace ed affidabile. Come, ovviamente, accade anche per il settore privato, la connettività dovente sempre più un problema di portata ampia. Mettere a sistema l'economia del paese con la PA significa offrire strumenti perché questo avvenga. 

Da anni termini come e-governement tornano di moda a fasi alterne senza, tuttavia, arrivare ad un definitivo approccio alla realizzazione di una pubblica amministrazione che metta al bando carta, lungaggini, meccanismi farraginosi e burocrazia (intesa come quel buco nero dove tutto si perde). 

Su questa via la Basilicata rende operativa una task force, già nominata a febbraio, per spingere sulla messa a punto di un nuovo piano regionale di e-gov e la realizzazione di infrastrutture per l'erogazione di servizi evoluti.

Mettere a punto un nuovo piano regionale per l’e-government e lo sviluppo dell’Ict a livello locale, inquadrare a sistema tutti i principali progetti avviati e al via anche in ottica di riuso, spingere l’adozione del cloud computing, dei social network, del web semantico e degli open data, riorganizzare il processo di procurement-to-pay per rendere sempre più trasparente la spesa pubblica e abbattere i tempi di pagamento, promuovere il coordinamento dei contributi regionali e creare condizioni favorevoli di accesso a fondi nazionali ed europei, avviare un piano di promozione della cultura digitalefra cittadini, imprese e amministrazioni. Sono questi gli obiettivi di medio-lungo termine che si è data laRegione Basilicata, fra le best practice nazionali in tema di adozione degli strumenti digitali e dell’Ict per lo sviluppo locale. 

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Due target per ogni brand, solo uno è vincente

Ogni brand ha due target di riferimento. Individuare quello vincente fra i due è la vera sfida in termini di marketing azienda. Ma in che modo? I grandi brand hanno milioni di clienti, ma il target primario è molto più ristretto: per McDonald’s sono le famiglie, non i teenager. Per Apple sono i designer, i creativi. Per Facebook sono gli studenti, e per Nike gli atleti.

Il fatto è che è sbagliato rivolgersi a tutti. Il messaggio primario va rivolto a un gruppo molto preciso e mirato, detto“aspirational group”, che è in grado di influenzare un gruppo molto più ampio (“target group”), che è quello che genera il volume di vendite. Più è ristretto e ben definito l’aspirational group, maggiore sarà il numero di persone che compreranno il prodotto, cioè il suo successo: è uno dei paradossi del Marketing.

Di conseguenza vanno condotte due campagne distinte, con tempi diversi, prima rivolgendosi ai componenti del gruppo “aspirational”, che io chiamo “magnets”, e poi, dopo alcuni mesi, al secondo gruppo, i “takers”. Bisogna dare il tempo ai “magnets” di conoscere il prodotto o servizio, e diffondere le loro opinioni verso i “takers” attraverso i vari canali, tra i quali stanno diventando cruciali i social network.

E ora parliamo dei comportamenti legati a un’altra area del cervello, il “nucleus accumbens”, detto anche “craving spot” (l’angolo dei desideri, ndr). Ho fatto un esperimento su un certo numero di fumatori, e ho notato che la loro reazione è negativa di fronte ai logo dei produttori di sigarette, ma ci sono dei simboli “indiretti” che stimolano il loro nucleus accumbens invogliandoli a fumare, quando hanno la “guardia abbassata”. Quali? In Formula 1 i produttori di sigarette non possono esporre i loro logo, ma hanno escogitato altri modi sottili - accostamenti di colori, personaggi, oggetti (il cowboy per Marlboro, il fuoristrada per Camel, e così via), o persino codici a barre, apparentemente inutili, sulle vetture da gara - per generare dei messaggi subliminali e stimolare la voglia di fumare.

Io chiamo questo meccanismo “smash the brand”: si va oltre il logo, evocando nel consumatore un brand tramite un ecosistema di simboli, icone, suoni, immagini, colori, forme, cioè di “smashables”. Posso farvi vedere un video di un minuto e mezzo in cui non si nomina mai Coca Cola, né si vede il suo logo, ma decine di “smashables” vi faranno venire voglia di bere una Coca: la forma della loro iconica bottiglietta di vetro, l’onda bianca su fondo rosso, persino il rumore della lattina stappata e della bibita versata nel bicchiere.

 

Fonta Ict4Executive. Intervista a Martin Lindstrome

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Le app superano il web mobile

L'86% del tempo trascorso sui dispositivi mobili è sulle applicazioni e non sul 'mobile web' tramite gli appositi programmi browser. Lo afferma una ricerca su base Usa della società d'analisi Flurry, riferita al primo trimestre 2014, secondo la quale in generale gli utenti ''mobili'' passano di anno in anno sempre più tempo incollati agli schermi di telefoni 'smart' e tablet. Al primo posto le app dei giochi, seguite da Facebook e dai servizi per chat e messaggi.

Lo studio evidenzia che in media un consumatore americano trascorre su dispositivi mobili due ore e 42 minuti al giorno, 4 minuti in più rispetto a un anno fa. L'utilizzo delle ''app'' - che consentono di accedere in modo più diretto e con funzioni 'ad hoc' rispetto ai rispettivi servizi in versione web - cresce a discapito dei browser per il web 'mobile'. In cima alle 'app' più popolari ci sono quelle ludiche, che rappresentano il 32% di tutto il tempo trascorso su dispositivi mobili. Al secondo posto Facebook (Instagram compreso ma non ancora WhatsApp), con il 17%, e al terzo le altre app di social network e per i messaggi (11%, di cui solo l'1,5% Twitter).

 

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La nostra azienda è stata beneficiaria, negli anni 2020 e 2021, di aiuti di Stato per cui è richiesto obbligo di pubblicazione.

Le informazioni sugli aiuti ricevuti sono consultabili nella sezione Trasparenza di RNA, al seguente link.

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