Ecommerce: l'80% degli utente sceglie "social"

Sono stati  presentati oggi pomeriggio i risultati di una ricerca, sviluppata attraverso HQ24, il panel online del Gruppo 24 ORE, in collaborazione con Toluna, realizzata con l’obiettivo di fotografare lo stato dell’utilizzo delle nuove tecnologie e dell’e-commerce in Italia.
La ricerca in Italia è stata effettuata nella settimana dal 10 al 15 ottobre attraverso la compilazione di circa 1.200 questionari online. Le risposte hanno evidenziato come questo campione, rappresentativo della popolazione italiana, utilizzi in media due device (prevalentemente computer e smartphone/tablet) ed abitualmente acceda a tre social media/piattaforme: i più utilizzati sono Facebook, Linkedin, YouTube, mentre la piattaforma più utilizzata è Skype. L’utilizzo dei nuovi device e dei social ha reso la comunicazione più immediata, ma non più interessante: solo il 6% degli intervistati, infatti, ritiene che i social permettano forme di espressione più interessanti e coinvolgenti.
Più della metà della popolazione italiana online, tuttavia, utilizza i social: posta, condivide, commenta anche se con alcune differenze di atteggiamento tra uomini e donne. I primi prediligono esprimere online le proprie opinioni, mentre le seconde preferiscono condividere immagini e link.
Negli ultimi 3 mesi il 46% del campione ha effettuato acquisti online prevalentemente da pc (portatile o fisso), il 28% ha acquistato da smartphone, il 25% da tablet. Il metodo di pagamento più utilizzato è Paypal (46%) seguito dalla carta di credito prepagata (42%).
Nella fase del pre-acquisto la ricerca di informazioni è importante e all’incirca l’80% degli intervistati si affida a recensioni/commenti scritti da altri utenti/consumatori. Le categorie merceologiche più acquistate online sono biglietti/viaggi (52%), prodotti tecnologici (47%), prodotti editoriali (44%), mentre ancora poco comprati online gioielli, orologi (8%).
Tra coloro che non hanno ancora fatto acquisti online (10% della popolazione) le motivazioni sono la scarsa fiducia nei metodi di pagamento e il fatto di dover vedere/provare il prodotto che si ha intenzione di acquistare.
Sulla piattaforma di Toluna è stata anche lanciata, per gli stessi temi analizzati in Italia, una survey sulla popolazione online inglese, dalla quale è emerso che i device posseduti hanno all’incirca le stesse penetrazioni dell’Italia: il 60 e il 75% della popolazione possiede rispettivamente un desktop pc e/o un portatile. Il 56% possiede uno smartphone e il 35% un tablet.
Il social media più utilizzato, soprattutto dalle donne, è Facebook (78%) seguito da Twitter ( 29%) e dalla piattaforma Skype (22%). A differenza dell’Italia è utilizzato meno Google plus (14% vs il 44% in Italia) e Linkedin (19% vs il 31% in italia). Il 38% circa della popolazione inglese utilizza i social per comunicare più facilmente (soprattutto uomini) e in modo più immediato (soprattutto donne).
A differenza dell’Italia l’utilizzo della rete per fare acquisti è molto più frequente: il 37% dichiara di aver acquistato online nell’ultima settimana (in Italia il 20%) e solo il 2% dichiara di non aver mai acquistato (in Italia sono l’11%). Anche nel preacquisto si evidenziano atteggiamenti diversi: il 76% degli italiani cerca sempre informazioni/recensioni prima degli acquisti, contro il 54% della popolazione inglese. Comune invece il device utilizzato per fare shopping online: il pc o il laptop.
A livello di categorie di acquisto in Gran Bretagna si evidenzia maggiore apertura verso lo shopping di abbigliamento e food, categorie ancora poco acquistate dagli italiani che devono comunque provare/testare/vedere.

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Vendere online. La sfida creativa delle grandi marche.

Il fare acquisti si sta trasformando da un’attività che ha luogo nei negozi fisici o online a un valore di scambio che può essere attivato in molti e nuovi modi. E poiché qualsiasi cosa, ormai, può essere retail – grazie soprattutto alle tecnologie mobili – le marche devono essere sempre più creative nello scovare luoghi e modi di vendere i loro prodotti. Ecco alcuni esempi tratti dallo studio di JWT Intelligence ‘Retail Rebooted, la cui prima parte è stata pubblicata su Brand News del 30 settembre.

La stampa 3D arriva in negozio

La catena di supermercati britannica Tesco sta indagando su come le stampanti 3D potranno modificare le modalità di lavoro nei negozi: i consumatori, per esempio, potranno chiedere la realizzazione di prodotti disegnati da loro o ottenere parti di ricambio on demand. Amazon, invece, vende già le stampanti 3D, a prezzi che variano da 800 a 3.000 $.

Pagamenti alternativi

Sono sempre di più le marche che promuovono i loro prodotti distribuendoli in cambio delle più svariate attività da parte dei consumatori, in particolare la condivisione su social media: la brand di cioccolato Anthon Berg ha creato un pop-up store dove per un giorno si accettavano come moneta di scambio atti di generosità invece del denaro, mentre Nike con la campagna ‘Bid Your Sweat’ ha dato ai runners la possibilità di partecipare a un’asta online dove il pagamento accettato erano i km tracciati da Nike+.

Click & Collect

È il nuovo modo di fondere commercio fisico e digitale: permette ai consumatori di fare acquisti online, soprattutto la spesa di casa, e poi ritirare nel negozio più comodo. Molto diffuso in Europa – soprattutto in Francia e UK – meno in USA, il sistema click&collect si sta espandendo in altre merceologie, a cominciare dal lusso: Burberry ha annunciato un nuovo servizio del genere dopo un test di successo condotto in 23 punti vendita.

Compro online, ritiro quando voglio

Sono sempre più diffusi, soprattutto nei Paesi con un alto fatturato da e-commerce, i distributori automatici di pacchi e pacchetti che permettono all’acquirente di scegliere – previo alert via sms o emali – quando e dove ritirare i propri acquisti senza doversi bloccare in casa in attesa di un corriere. In UK i supermercati stanno sperimentando anche la versione refrigerata, per gli acquisti online di prodotti freschi.

Geofencing vs. showrooming

Per difendersi dallo showrooming, alcuni negozi stanno cominciando a utilizzare programmi che permettono di localizzare il consumatore mentre è in negozio e di inviare coupon e promozioni. La catena di elettronica di consumo Best Buy, per esempio, utilizza l’app di eBay che compara i prezzi per mostrare agli acquirenti offerte speciali e altre informazioni, mentre la brand di cosmetica Kiehl’s invia testi geolocalizzati per spiegare i prodotti ai consumatori mentre sono in negozio.

La responsabilità sociale è alla base della scelta di numerose catene – anche in Italia – di utilizzare i punti vendita come luoghi di raccolti di abbigliamento usato e dismesso, in modo da promuoverne lo smaltimento più corretto e utile, anche per gli altri, e di ottenere uno sconto sui prossimi acquisti.

In UK, la catena Mark & Spencer si è spinta oltre, organizzando incontri di ‘shwopping’ (shopping + swapping) per l’acquisto e lo scambio di abbigliamento e accessori usati.

Tablet shopping

La diffusione dei tablet (in Italia se ne stimano 5 milioni a fine 2013) sta aprendo nuove opportunità per i negozianti, ancora poco esplorate, ma dall’alto potenziale visto che secondo lo studio ‘Shop.org’ di Forrester Research, nel 2012 la metà dei retailer in USA ha rilevato una media di acquisti dai tablet decisamente più alta che da telefono o computer.

Articolo apparso su Brandnews

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Email marketing: funziona per l'e-commerce ma anche per il punto vendita

 

Uno studio dedicato all'utilizzo della posta elettronica in Italia, Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna ha recentemente evidenziato il vero ruolo e la portata delle newsletter a sostegno del business aziendale: in soldoni quasi la metà degli iscritti ad una newsletter acquista dopo aver ricevuto un messaggio di posta elettronica contenente una offerta specifica. Uno su cinque invece si convince ad acquistare online direttamente dai link contenuti all'interno della newsletter ricevuta.

Il rapporto di chiama proprio Email Marketing Report ed è contenuto nell'Eurpean Digital Behaviour Study 2013: in esso importanti le conferme che riguardano il trend dell'uso del mobile: secondo l'indagine infatti il 20% degli utenti Internet italiani consulta ogni giorno la propria casella di posta dallo smartphone, l’8% da tablet: sono cifre in costante crescita,  che confermano un nuovo corso di abitudini tra la popolazione. Gli utenti, grazie ai dispositivi mobili, leggono le email ricevute in tempo reale.
Per quanto riguarda le modalità e le occasioni di iscrizione alle newsletter, è forte in Italia la compenetrazione tra i canali online e offline: se infatti il 65% degli utenti dichiara di essersi iscritto sul sito web del brand o dell’azienda, il 32% invece ricorda di avere completato l’iscrizione in un punto vendita, prima o dopo aver fatto un acquisto. Un dato interessante per le aziende che possono creare utili sinergie sfruttando tutti i touch point per attivare un contatto con l’utente e seguirlo nel suo ciclo di vita.

In generale sono tre i principali motivi che spingono gli utenti Internet italiani ad iscriversi ad una newsletter: restare in contatto con il brand, conoscerne e seguirne la storia e tenersi sempre aggiornato sulle novità; ottenere sconti e promozioni in una comoda selezione; sentirsi un cliente ‘speciale’ a cui sono riservati benefit esclusivi e personalizzati.
Un utente su quattro, tra chi è iscritto ad almeno una newsletter, è disposto a rilasciare informazioni su di sé e i propri interessi per ricevere messaggi sempre più personalizzati sulle proprie esigenze.

Fonte Brand News

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