Internet (21)

Wikipedia blocca gli account che promuovono articoli

Nato ormai molti anni fa come un progetto senza dubbio ambizioso ma decisamente innovativo, Wikipedia è la celebre enciclopedia online ricchissima di contenuti in tantissime lingue e, soprattutto, gratuita, riuscita a raggiungere risultati impressionanti grazie al lavoro di migliaia di utenti che hanno aiutato questo portale a crescere con la scrittura di articoli senza guadagnare assolutamente nulla.

Come noto, infatti, Wikipedia ha come unica fonte di sostentamento quella delle donazioni da parte di privati e anche per questo la Wikimedia Foundaton agisce in maniera seria quando scorpre utenti che utilizzano questa enciclopedia per scopi personali. E infatti sono stati recentemente bloccati 250 account fasulli.

Secondo le informazioni diffuse da Sue Gardner, Direttore Esecutivo di Wikimedia Foundation, come gli utenti sanno Wikipedia non è perfetta, ma agisce sempre per continuare a mantenere l'enciclopedia libera e impedire che qualcuno possa guadagnare dal suo utilizzo.

Per questo sono stati recentemente bloccati 250 account di utenti fasulli che venivano utilizzati da aziende e non solo per scrivere articoli con il chiaro scopo di promuovere prodotti e aggirare quindi le regole del sito a proprio vantagglio.

Una decisione importante che dimostra come vengano effettivamente controllati gli articoli scritti per evitare che possano accadere cose del genere.

 

Articolo di Igino Nardino apparso su hiTechItaly

Read more...

Come farsi odiare sui social network.

 

C'era un volta il galateo... quello delle posate, delle cose da dire e non dire, della precedenza alle donne (in alcune situazioni, non in tutte). Poi venne la netiquette. Anche il web è una questione di etichetta, a maggior ragione se consideriamo il crescente e, sempre più, inopportuno uso dei sociel network.

Non vere e proprie regole ma una codifica di sensazioni: quante volte vi è capitato di pensare, rispetto all'aggiornamento di status di un amico/conoscente/follower ecchissenefrega? Quante volte il post vi ha fatto pensare che il tizio o la tizia avessero bisogno di un attimo di celebrità? Ecco svelati, entro una casistica interessante, le tipologie più diffuse di post inopportuni sui social network. Chi si vanta per autocelebrare le proprie capacità o mettere in vetrina una vita splendida lo fa per costruzione di immagine o indurre all'invidia per la propria esistenza, chi fa il figo/a con messaggi difficili da comprendere quasi da KGB ha bisogno di attenzione, chi usa i social come un diario di bordo rischia di scadere nel banale evidenziando solitudine, narcisisimo. E poi ancora i messaggi privati che diventano pubblici (come se si volesse parlare a nuora perché suocera intenda), la fiera delle ovvietà sulle notizie di cronaca fino ad arrivare al mio tipo preferito, quello delle illuminazioni mistiche da citazione.


Ma, nel contempo, qualche piccolo consiglio per chi vuole usare gli strumenti social in modo sobrio ed utile: siate interessanti senza essere saccenti, informate senza dare l'impressione del travaso di nozioni, siate divertenti, spiritosi, piacevoli ma fatelo con vostre parole, con il vostro modo di essere.


E, se volete, vi consiglio la lettura di un articolo molto più approfondito sul tema a questo link.

 

Read more...

Connessione free per aumentare gli utenti

Da Google a Facebook, i principali operatori del Web uniti nella nuova Alliance for Affordable Internet (A4AI), iniziativa che tenterà di ridurre il costo mensile degli abbonamenti a Internet per aumentare la popolazione connessa sul Pianeta. Gli ultimi dati pubblicati dalla International Telecommunication Union (ITU) dicono che circa 2,7 miliardi di netizen spendono mediamente il 30 per cento del proprio reddito in servizi di accesso alla Rete da linee fisse.

Ecco perché il progetto A4AI - con la collaborazione del governo britannico e numerosi partner d'eccezione come Microsoft, Intel e Yahoo! - cercherà di perseguire l'obiettivo prefissato dalle Nazioni Unite per abbattere il digital divide planetario, contenendo il costo mensile dei servizi di connettività fino al 5 per cento del reddito mensile di ciascun abitante.

La strategia annunciata dai membri di A4AI si concentrerà sull'adozione di specifiche policy per la creazione del giusto ecosistema in favore di quei paesi in via di sviluppo che non possono ancora permettersi l'accesso al Web. Google ha portato l'esempio del Kenya che ha ottenuto risultati soddisfacenti dall'introduzione di un piano nazionale per lo sviluppo della banda larga.

Dopo l'iniziativa personale di Mark Zuckerberg - Internet.org vuole portare servizi di connettività per un totale di 5 miliardi di persone - le aziende partner di A4AI vogliono chiamare in causa i singoli governi nazionali, sperando nel sì di almeno dieci nazioni entro la fine del 2015. Ci sarà poi un rapporto stilato su base annuale per la creazione di un affordability index che farà periodicamente il punto dei progressi maturati.

Articolo di Mauro Vecchio apparso su PuntoInformatico

Read more...

Nazione per nazione i siti più visitati

Due ricercatori dell’Oxford Internet Institute hanno realizzato un planisfero sul quale viene rappresentato il peso di ogni singolo sito per ogni nazione. I dati vengono da Alexa. I Paesi risultano ingranditi o rimpiccioliti a seconda del numero degli utenti connessi.
Non sorprende che Google sia il dominatore incontrastato nel Nord America, in Europa e nel Sud Pacifico. Mentre in circa cinquanta nazioni è Facebook il sito più visitato.
Yandex è invece il motore di ricerca preferito e il primo sito in Russia. In Giappone e a Taiwan invece preferiscono Yahoo.
Baidu è primo in Cina e, stando al numero di utenti connessi, è comprensibile perché sia diventato la prima compagnia cinese a entrare nel Nasdaq-100 (l’indice borsistico statunitense per titoli tecnologici).

 

 

Read more...

Il cloud non piace alle piccole imprese

Il cloud non sta facendo breccia fra le piccole e medie imprese italiane. Secondo le analisi dell’Osservatorio Cloud & ICT as a Service della School of Management del Politecnico di Milano solo il 20% delle aziende sotto i 49 dipendenti ha adottato servizi cloud, cifra che sale al 28% nel caso di organizzazioni fra 50 e 249 dipendenti.

Quello che preoccupa è che ben il 41% di queste ultime non è interessato al cloud (il 33% nel caso di aziende 10-49 addetti). Fra le aziende più piccole poi, il concetto di cloud non è così diffuso: il 35% ha detto che non lo conosce.

Da un lato quindi bisogna lavorare per diffondere le tematiche cloud presso le organizzazioni fra 10 e 49 dipendenti. Dall’altro il dato relativo alla diffusione va confrontato con un budget che per la parte cloud è in crescita (mentre si mantiene stagnante per l’ICT nel suo complesso).


Le motivazioni all’introduzione del cloud
Va da sé che la principale motivazione per cui le PMI adottano il cloud sia una maggiore efficienza della spesa IT (68% del campione).  In questa direzione rientra anche il vantaggio di poter variabilizzare i costi (citato nel 21% dei casi).

Da sottolineare tra le motivazioni principali anche l’aumento dell’efficacia e l’attivazione di nuovi processi grazie al cloud (38%) e la maggiore produttività connessa alla collaboration e alla possibilità di avere informazioni disponibili e semplici a cui accedere (37%).

Le barriere all’introduzione dei servizi cloud
Secondo le analisi del Politecnico, ci sono 3 principali barriere che frenano l’adozione del cloud fra le PMI. Il primo riguarda la complessità di integrazione con l’infrastruttura già presente in azienda (40%). A seguire la difficoltà nel quantificare costi e benefici (38%) e i problemi legati alla sicurezza e alla compliance normativa (36%).

Ci sono quindi sia barriere tecnologiche che di business. Barriere che i player di canale non riescono ad aiutare a superare. Nelle analisi appare poi evidente il limite rappresentato da architetture applicative oggi largamente basate su silos applicativi  e integrazioni di base, nelle quali l’orientamento per servizi trova ancora poco spazio.

Da notare che il lock-in sulla piattaforma è considerato come una barriera all’adozione solo nel 15% dei casi.

 

Articolo apparso su Ict4Executive

Read more...

Arriva il "twitter" per i bambini

Arriva anche in Italia il “Twitter” per bambini. È online il sito Twigis.it, la versione italiana di Tweegee.com, il primo social network per bimbi con oltre 4 milioni di utenti unici sparsi in tutto il mondo nato nel 2008.
Grazie alla  partnership tra il gruppo israeliano Tweegee e il Gruppo Rcs, nasce Twigis.it, che vuole essere punto di riferimento su Internet per bambini di età compresa  tra i 6 e i 12 anni, offrendo loro uno spazio sicuro e controllato per esprimere la propria creatività, per giocare e imparare, informarsi e interagire con i propri amici e compagni di scuola.
Twigis.it si propone di intercettare il crescente pubblico dei bambini sul web – secondo Audiweb nel 2012 sono stati oltre 2 milioni quelli collegati ad Internet – offrendo loro una piattaforma divertente e istruttiva che mescoli news e giochi.
Ad oggi oltre 4 mila bambini si sono registrati alla versione beta del portale italiano, con circa un milione di pagine viste e un tasso di crescita mensile del 50%. Ogni utente registrato su Twigis.it  naviga in media circa 19 minuti e visita 80 pagine durante ogni sessione.
Su Twigis.it i bambini possono creare il proprio profilo, fare esperienza di mondi virtuali, seguire le proprie passioni, interagire con la cerchia di amici e compagni e divertirsi con i molteplici giochi messi a disposizione. Possono poi usufruire di news italiane ed internazionali appositamente selezionate e pensate per ragazzi, condivisione di file e contenuti, calendari personali, forum e chat, ma anche fumetti e appassionanti sfide: ogni particolare è pensato per stimolare le abilità e la creatività dei piccoli visitatori, che si possono divertire in un’atmosfera colorata, coinvolgente e completamente sicura.
Shay Bloch, Ceo e Fondatore di Tweegee, così commenta il lancio di Twigis.it in Italia: “Con questa piattaforma intendiamo lanciare  un nuovo modo di considerare Internet, rivolgendoci ad un mercato ancora poco esplorato e dalle grandi potenzialità. Inoltre riteniamo che la localizzazione dei contenuti e l’attenzione alla cultura locale rappresentino un valore aggiunto per una realtà che, pur avendo un respiro internazionale, intende parlare di tematiche vicine al suo pubblico ”.
 “Twigis.it fonde in un unico, sicuro e originale spazio virtuale per i più piccoli, divertimento e informazione, creatività e sfida, elementi personalizzabili e occasioni di condivisione” spiega Alceo Rapagna, Chief Digital Officer del Gruppo Rcs. “In linea con il nostro Piano per lo Sviluppo, che favorisce nuovi prodotti in ottica 'digital first' e partnership con startup nazionali ed internazionali, siamo lieti di essere parte attiva di un progetto particolarmente innovativo in Italia, dove i bambini affrontano le prime esperienze digitali in Rete sempre più presto grazie a tablet e pc”.
La navigazione indiscriminata dei bambini sul web è un tema delicato che preoccupa famiglie e istituzioni. Per Twigis.it la sicurezza della piattaforma e dei suoi piccoli utenti è fondamentale. Tutte  le attività e i post sono costantemente moderati e controllati: ogni discussione o messaggio viene sottoposto ad approvazione prima di poter essere pubblicato, in modo da proteggere i ragazzi da contenuti inappropriati. È proprio in questa ottica che sono appena state siglate importanti partnership con Telefono Azzurro e con Moige che hanno partecipato all’analisi e alla definizione della struttura e dei contenuti di Twigis.it. Twigis.it ha visto anche la collaborazione della Polizia di Stato, e ne ha ottenuto il Patrocinio.
A questo proposito Ernesto Caffo, neuropsichiatra infantile, professore ordinario dell’Università di Modena e Reggio Emilia e Presidente di Sos Il Telefono Azzurro Onlus ha detto: “Il numero di bambini che hanno un accesso costante a Internet negli ultimi anni è cresciuto esponenzialmente. Per questo Telefono Azzurro ha da tempo amplificato la sua capacità di ascolto e di intervento in Rete a protezione di bambini e adolescenti con l'utilizzo di Social Media, chat e applicazioni, attivando anche alleanze con alcuni tra i più importanti player della Rete tra cui Facebook e Google. La nostra Associazione supporta quindi lo sviluppo di Twigis, mettendo a disposizione le competenze acquisite sull'utilizzo della rete da parte di bambini e adolescenti; in particolare sviluppando contenuti sulla sicurezza online adatti ai bambini e supportando Twigis per rispondere ad eventuali richieste di aiuto. Twigis è un osservatorio privilegiato per strutturare le buone prassi di sicurezza direttamente con i bambini, che possano essere condivisibili anche con altre realtà nazionali ed internazionali”.

 

Articolo apparso su www.corrierecomunicazioni.it

Read more...

PoliticalPeople: un social network tutto civile

 

Un dialogo trasparente tra politici e cittadini è alla base di una democrazia che si sposta sempre più sugli strumenti digitali. Internet e social network hanno modificato il rapporto tra elettori ed eletti, tra amministrati ed amministratori. Ma non sempre l'evoluzione di questo rapporto ha prodotto risultati positivi. 

“L'anonimato, gli pseudonimi, la facilità nello scrivere commenti attraverso un terminale ed una tastiera – spiega Luigi Povia, AD di PoliticalPeople – hanno trasformato i social network generalisti in strumenti spesso più di attacco che di contenuto. Per questo abbiamo lanciato in questi giorni PoliticalPeople”. Si tratta di una piattaforma dedicata al dibattito politico, alla partecipazione civica, all'impegno dei cittadini ed alla loro volontà di interagire con i decisori della vita del paese. “Esprimere una opinione, segnalare un problema, avviare una petizione o un tavolo di lavoro su temi di interesse comune – spiega ancora Povia – sono attività costruttive, ancorché possano esprimere critiche o evidenziare criticità nel modo di amministrare le comunità. In questi anni sul territorio nazionale, associazioni e comitati, semplici cittadini, hanno dato vita a battaglie civili, politiche, sociali che hanno inciso sulle scelte di amministratori e governanti”.

In rete, come nella vita, funziona meglio quello che è contro qualcuno o qualcosa. “Il nostro obiettivo è quello di mettere a disposizione dei cittadini, ma anche di chi è chiamato a governare ed amministrare, uno strumento di democrazia digitale. Abbiamo stretto un partnership con Infocert Spa – prosegue Povia – il primo ente Certificatore per la Firma Digitale in Italia: vogliamo dare a PoliticalPeople caratteristiche di autenticità, dei contenuti, delle petizioni, delle segnalazioni, che ad oggi mancano in tutte le altre piattaforme”.

 

Read more...
Subscribe to this RSS feed

La nostra azienda è stata beneficiaria, negli anni 2020 e 2021, di aiuti di Stato per cui è richiesto obbligo di pubblicazione.

Le informazioni sugli aiuti ricevuti sono consultabili nella sezione Trasparenza di RNA, al seguente link.

Italian English French German Portuguese Russian Spanish

Log In or Sign Up

Log in with Facebook

Forgot your password? / Forgot your username?